La mancata iscrizione dello special servicer all’albo ex art. 106 TUB non determina alcuna invalidità dal punto di vista civilistico

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a cura di Francesco Cartabia

La Corte di Cassazione, sezione III civile, con la recente ordinanza in data 18 marzo 2024, n. 7243, si è posta in antitesi rispetto al recente orientamento emerso in alcune corti di merito, definendo «artificiosa e destituita di fondamento» l’eccezione sulla nullità del mandato alla riscossione dei crediti conferito ad uno special servicer non iscritto all’albo ex art. 106 TUB, con conseguente invalidità degli atti compiuti sulla base di tale mandato (e.g. atto di precetto, atti esecutivi).

Secondo il Supremo Collegio, infatti:

  • la normativa speciale del settore bancario e della cartolarizzazione dei crediti (l. 30 aprile 1999, n. 130, la “Legge sulla Cartolarizzazione”) non ha alcuna valenza sul piano civilistico;
  • di conseguenza, l’omessa iscrizione all’albo ex art. 106 TUB dello special servicer, quale soggetto concretamente incaricato alla riscossione dei crediti cartolarizzati, non determina alcuna invalidità del mandato conferito e sugli atti della riscossione compiuti. L’astratta rilevanza di tale fatto potrebbe infatti riverberarsi esclusivamente sul piano sanzionatorio, amministrativo o penale, secondo la disciplina specifica in materia di vigilanza di cui al TUB.

Le argomentazioni poste dalla Corte di Cassazione alla base del suo orientamento sono le seguenti:

  • le speciali norme di settore sulle attività bancarie e finanziarie (e.g. TUB, TUF, Legge sulla Cartolarizzazione) «non hanno alcuna valenza civilistica, ma attengono alla regolamentazione (amministrativa) del settore bancario (e, più in generale, delle attività finanziarie), la cui rilevanza pubblicistica è specificamente tutelata dal sistema dei controlli e dei poteri (anche sanzionatori) facenti capo all’autorità di vigilanza (cioè, alla Banca d’Italia) e presidiati anche da norme penali»;
  • di conseguenza, «non vi è alcuna valida ragione per trasferire automaticamente sul piano del rapporto negoziale (o persino sugli atti di riscossione compiuti) le conseguenze delle condotte difformi degli operatori, al fine di provocare il travolgimento di contratti (cessioni di crediti, mandati, ecc.) o di atti processuali di estrinsecazione della tutela del credito, in sede cognitiva o anche esecutiva (precetti, pignoramenti, interventi, ecc.), asseritamente viziati da un’invalidità “derivata”»;
  • il Supremo Collegio conclude dunque affermando che «dall’omessa iscrizione nell’albo ex art. 106 T.U.B. del soggetto concretamente incaricato della riscossione dei crediti non deriva alcuna invalidità, pur potendo tale mancanza assumere rilievo sul diverso piano del rapporto con l’autorità di vigilanza o per eventuali profili penalistici (titolo VIII, capo I, del T.U.B.)».